Gramellini: maitre à penser
Non mi soffermo sul come e perché Massimo Gramellini sia ospite fisso di una trsmissione di Rai3, anche se il suo rapporto coniugale (marito di Maria Laura Rodotà) e quindi la sua affinità con Stefano Rodotà (suocero) spinga malignamente a pensare a ragioni familistiche.In trasmissione, ma ben mi guardo dall'affermare di esserne spettatore anche episodico ma solo malauguratamente occasionale, l'ho sentito sempre pontificare. Su tutto.
L'altro giorno è stato chiamato a leggere una sua lettera aperta al Sindaco Brugnaro. Ricordate chi è?
Voleva ridicolizzarlo, per la sua iniziativa di escludere dall'educazione dei nostri figli e nipoti libri scolastici ispirati alla teoria colonizzatrice del gender.
Pensava di aver fatto centro e parlava con la sicumera che gli è solita.
Voleva dimostrare come una pretesa foga censoria del Sindaco lo avesse portato a scagliarsi contro mulini a vento, credendoli invece smisurati giganti come accadeva a Don Chisciotte.
Per vincere la sua battaglia dialettica, Gramellini prendeva allora -a paradigma della pretesa miopia intellettuale dello sprovveduto Sindaco- la storia narrata da uno dei libretti finiti sul rogo amministrativo.
La storia era tutta imperniata su una metafora colorata. Cioè: per lo scambio di abbracci, i componenti di due famiglie perdevano e riacquistavano la loro identità colorata di giallo o di blu. Mamme, papà e figlioletti erano infatti soltano macchie di colore, o giallo o blu.
Ecco evidenti per Gramellini gli innocui mulini a vento e non certo i minacciosi giganti.
Caro Gamellini, come te io non sono uno psicologo dell'infanzia, ma mi basta il buon senso per affermare che ogni bambino di nido o materna, destinatario dei libri in questione, è rassicurato -e quindi posto in condizioni di benessere favorevoli a superare la difficoltà di ritrovarsi in un ambiente diverso da quello familiare- quando si usano per la comunicazione codici che gli sono noti.
Rappresentare un papà, una mamma ed un figlioletto con una semplice, indistinta macchia di colore può mai avere un valore rappresentativo della realtà conosciuta da quel piccoletto che è mio figlio o nipote?
Forse non vedi -non dubito della tua buona fede- che il gioco di prestigio che si nasconde nella narrazione ha portato alla scomarsa del corpo della persona!
Ed è questo proprio il fine ed il senso della teoria gender.