lunedì 15 giugno 2015

il lupo, l'agnello ed il progetto di legge Scalfarotto

Già Vico nel principi di Scienza nuova, constatando che la ricerca non può risalire all'origine dell'umanità assolutamente selvaggia, affermava che l'esperienza storica non aveva mostrato, in alcun luogo o in  alcun tempo, popoli sprovvisti di taluni principi fondamentali di vita civile: la credenza in una provvidenza divina, la famiglia, il culto dei morti ..... Aggiungeva che dovunque i rappresentanti delle diverse culture abbiano presentato un minimo di capacità e di attività civili  hanno provveduto alla costruzione di un riparo per l'abitazione, alla produzione del fuoco per la cottura degli alimenti, alla fabbricazione di armi e di utensili,  possedevano almeno un animale domestico e, passando alle manifestazioni sociali spirituali, hanno curato un ordinamento delle famiglie, del gruppo sociale secondo determinate consuetudini.
Anche uno studioso, che  recentemente ha curato un'opera di grande successo "lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale", cioè Samuel Huntington, ricorda nel suo libro che civiltà e cultura fanno entrambe riferimento allo stile di vita generale di un popolo, e che una civiltà altro non è che una cultura su larga scala. Così per dimostrare la perennità nel tempo di questo insegnamento si rifà ad un passo significativo: quello in cui Erodoto enuncia, nelle sue Storie, il discorso con cui gli Ateniesi rassicuravano gli Spartani circa la loro fedeltà all'alleanza contro i Persiani, facendo leva sui culti comuni, sulla comunanza di sangue e di lingua, sui riti i costumi e gli usi comuni.
Tutto questo porta a riconoscere che le leggi sulla famiglia toccano il cuore di una civiltà, le sue basi identitarie, il suo volto che la distingue da altri progetti di vita, da altre culture, da altre civiltà.

Ecco allora un punto fondamentale: un progetto di vita che contraddistingue una civiltà da un'altra non è discriminatorio nella sua funzione o nei suoi effetti, ma causa efficiente e finale di quella civiltà, e quelli che vorrebbero sostituire i modelli sociali esistenti in una società con altri non possono mimetizzare la loro pretesa di cambiamento dietro una accusa di discriminazione, ma aver il coraggio di essere espliciti e leali, avanzando una chiara proposta di cambiamento culturale e morale, presentandola per quello che è, e non sotto le mentite spoglie vittimistiche che vorrebbero rendere inavvertita la sovversione del preesistente modello cultutale e antropologico. Agire in questo modo significherebbe accettare un leale confronto con coloro che vivono secondo il modello di civiltà che si pretende superato.  Vestire invece i panni delle presunte vittime discriminate dalla preesistente cultura, incarnata in vita vissuta  e modelli sociali, è mistificazione inaccettabile.
Passando a noi ed alle nuove proposte che vogliono incidere sulla cultura della differenza sessuale che è alla base della famiglia, va detto che la legge Scalfarotto -contro quella che hanno chiamato omofobia- non è giusta pretesa di tutela dalla violenza, o dalla discriminazione per ragioni di sesso, perché l'ordinamento vigente già garantisce ogni tutela del libero esercizio di quello e dalla violenza comunque motivata, ma è in realtà arma puntata contro i sostenitori della cultura o civiltà eterosessuale. Basta guardare l'art. 2 della proposta di legge che vuole punire chi diffonde (quindi anche semplicemente conversando, contrariamente alla garanzia costituzionale della libertà di opinione) idee di superiorità fondate sulla identità sessuale.
Allora non può non venire in mente la favola di Fedro del lupo e dell'agnello.La ricordate ?
Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, si ritrovarono a bere nello stesso ruscello. Il lupo era più a monte, mentre l'agnello beveva a una certa distanza, verso valle. La fame però spinse il lupo ad attaccar briga e allora disse: "Perché osi intorbidarmi l'acqua?" 
L'agnello tremando rispose: "Come posso fare questo se l'acqua scorre da te a me?"
"E' vero, ma tu sei mesi fa mi hai insultato con brutte parole".
"Impossibile, sei mesi fa non ero ancora nato".
"Allora" riprese il lupo "fu certamente tuo padre a rivolgermi tutte quelle villanie". Quindi saltò addosso all'agnello e se lo mangiò.
Questo racconto è rivolto a tutti coloro che opprimono i giusti nascondendosi dietro falsi pretesti.
           

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