...per mantenere la promessa
Chiudendo giorni fa l'ultimo post, rinviavo ad una successiva considerazione della nuova legge elettorale in base alla dottrina sociale della Chiesa. Alla luce della cronaca politica di ieri, cioè della divulgazione del lavoro di setaccio degli impresentabili svolto tra i candidati alla tornata elettorale odierna, farei osservazioni diverse. Tuttavia mi atterò all'impegno preso.Non prenderò in considerazione se non la norma più emblematica della riforma, cioè quella che prevede capolista bloccati, della cui elezione cioè si fa garante il partito di appartenenza senza che su quelli cada la scelta del corpo elettorale. In questo modo, su 315 componenti della Camera ben 100 saranno nominati dai partiti e non scelti con voto di preferenza.
Non valuterò ora questa norma sotto il profilo costituzionale, per riflettere su possibili suoi contrasti -tra l'altro- con la previsione del voto libero (art.48 Cost.) o con l'art 67 Cost. che prevede l'assenza di vincolo di mandato del parlamentare eletto per garantirne la libertà morale, che è mortificata invece nel caso dei nominati dalla soggezione dell'onorevole alla disciplina di partito, trasformando un rappresentante del popolo in uno strumento pressato dalle segreterie partitiche.
Vediamo piuttosto cosa dice la dottrina sociale della Chiesa sul valore e la scelta di chi è chiamato a ricoprire la funzione legislativa.
Il testo che mi sembra di utile riferimento è il radiomessaggio di Papa Pio XII del 24 dicembre 1944.
Ecco alcuni passaggi che interessano
....il centro di gravità di una democrazia normalmente costituita risiede in questa rappresentanza popolare, .........., la questione della elevatezza morale, della idoneità pratica, della capacità intellettuale dei deputati al parlamento, è per ogni popolo in regime democratico una questione di vita o di morte, di prosperità o di decadenza, di risanamento o di perpetuo malessere.
Per compiere un'azione feconda, per conciliare la stima e la fiducia, qualsiasi corpo legislativo deve - come attestano indubitabili esperienze - raccogliere nel suo seno una eletta di uomini, spiritualmente eminenti e di fermo carattere, che si considerino come i rappresentanti dell'intero popolo........ Una eletta di uomini di solida convinzione cristiana, di giudizio giusto e sicuro, di senso pratico ed equo, coerente con se stesso in tutte le circostanze; uomini di dottrina chiara e sana, di propositi saldi e rettilinei, uomini soprattutto capaci, in virtù dell'autorità che emana dalla loro pura coscienza e largamente s'irradia intorno ad essi, di essere guide e capi .....I popoli, il cui temperamento spirituale e morale è bastantemente sano e fecondo, trovano in se stessi e possono dare al mondo gli araldi e gli strumenti della democrazia, che vivono in quelle disposizioni e le sanno mettere realmente in atto.Quest'ultimo passaggio ritengo metta in evidenza come non possa dubitarsi che i custodi della scelta di questa schiera di uomini, di così distinta virtù e competenza, rappresentativa degli interessi di tutti, debbano essere necessariamente e solo i soggetti rappresentati, cioè gli elettori, senza mediazioni di alcun genere, perché solo loro possono saggiare e sono testimoni della consolidata autorevolezza di vita che debbono avere i candidati (del resto la stessa Corte Costituzionale ha posto proprio questa mancanza di rapporto di conoscenza tra elettore e candidato tra le ragioni per bocciare il precedente sistema elettorale -anch'esso a liste bloccate- e detto non a caso Porcellum). Troppo delicata è questa scelta di indicazione preferenziale, di designazione su voto, per essere surrogata da altri soggetti che se ne vogliano fare interpreti. Infatti il danno di scelte sbagliate ricade direttamente sulla comunità dei votanti. Quanto tragiche siano queste conseguenze, lo esprime ancora il Pontefice.
Dove invece mancano tali uomini, altri vengono ad occupare il loro posto, per far dell'attività politica l'arena della loro ambizione, una corsa ai guadagni per se stessi, per la loro casta o per la loro classe, mentre la caccia agl'interessi particolari fa perdere di vista e mette in pericolo il vero bene comune.Si può allora concludere che, nella previsione legislativa di liste più o meno bloccate, la Corte Costituzionale e la dottrina sociale della Chiesa concordemente riscontrano l'assenza di quelle condizioni necessarie di conoscenza ed apprezzamento del candidato che motivano l'elettore ad una votazione libera, garantendo una delega quanto più consapevole possibile di rappresentanza. Mancando queste condizioni di consapevolezza la votazione è mera farsa, che purtroppo dà ingresso ad una classe politica e dirigente le cui caratteristiche distruttive del benessere sociale sono state indicate dal Sommo Pontefice nel precedente passaggio del radiomessaggio
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