domenica 8 novembre 2015

I corvi hanno un nido

Sembra vogliano convincerci che le recenti vicende che turbano la vita del Vaticano siano solo legate ad una pretesa resistenza interna al cambiamento che il Pontefice vuole imprimere  in quello Stato.
Mi sembra una spiegazione parziale. e fuorviante se volesse accreditarsi come l'unica. Nè ritengo che le parole odierne pronunciate  dal Papa all'Angelus valgano ad accreditare la unica genesi interna di queste azioni spionistiche.

venerdì 9 ottobre 2015

DA PAPA FRANCESCO

Una proposta di vita civile e politica, in parole semplici e chiare, l'orizzonte cui guardare:

 Occorre sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo, che vale la pena di essere buoni e onesti. Già troppo a lungo siamo stati nel degrado morale, prendendoci gioco dell’etica, della bontà, della fede, dell’onestà, ed è arrivato il momento di riconoscere che questa allegra superficialità ci è servita a poco. Tale distruzione di ogni fondamento della vita sociale finisce col metterci l’uno contro l’altro per difendere i propri interessi, provoca il sorgere di nuove forme di violenza e crudeltà e impedisce lo sviluppo di una vera cultura della cura dell’ambiente. [ Laudato si' n.229]

lunedì 28 settembre 2015


Gramellini: maitre à penser

Non mi soffermo sul come e perché Massimo Gramellini sia ospite fisso di una trsmissione di Rai3, anche se il suo rapporto coniugale (marito di Maria Laura Rodotà) e quindi la sua affinità con Stefano Rodotà (suocero) spinga malignamente a pensare a ragioni familistiche.
In trasmissione, ma ben mi guardo dall'affermare di esserne spettatore anche episodico ma solo malauguratamente occasionale, l'ho sentito sempre pontificare. Su tutto.
L'altro giorno è stato chiamato a leggere una sua lettera aperta al Sindaco Brugnaro. Ricordate chi è?
Voleva ridicolizzarlo, per la sua iniziativa di escludere dall'educazione dei nostri figli e nipoti libri scolastici ispirati alla teoria colonizzatrice del gender.
Pensava di aver fatto centro e parlava con la sicumera che gli è solita.  
Voleva dimostrare  come una pretesa foga censoria del Sindaco lo avesse portato a scagliarsi contro mulini a vento, credendoli invece smisurati giganti come accadeva a Don Chisciotte.  
Per vincere la sua battaglia dialettica, Gramellini prendeva allora -a paradigma della pretesa miopia intellettuale dello sprovveduto Sindaco- la storia narrata da uno dei libretti finiti sul rogo amministrativo.
La storia era tutta imperniata su una metafora colorata. Cioè: per lo scambio di abbracci, i componenti di due famiglie perdevano e riacquistavano la loro identità colorata di giallo o di blu. Mamme, papà e figlioletti erano infatti soltano macchie di colore, o giallo o blu.
Ecco evidenti per Gramellini gli innocui mulini a vento e non certo i minacciosi giganti.
Caro Gamellini, come te io non sono uno psicologo dell'infanzia, ma mi basta il buon senso per affermare che ogni bambino di nido o materna, destinatario dei libri in questione, è rassicurato -e quindi posto in condizioni di benessere favorevoli a superare la difficoltà di ritrovarsi in un ambiente diverso da quello familiare- quando si usano per la comunicazione codici che gli sono noti.
Rappresentare un papà, una mamma ed un figlioletto con una semplice, indistinta macchia di colore può mai avere un valore rappresentativo della realtà conosciuta da quel piccoletto che è mio figlio o nipote?
Forse non vedi -non dubito della tua buona fede- che il gioco di prestigio che si nasconde nella narrazione ha portato alla scomarsa del corpo della persona! 
Ed è questo proprio  il fine ed il senso della teoria gender.

 

lunedì 15 giugno 2015

il lupo, l'agnello ed il progetto di legge Scalfarotto

Già Vico nel principi di Scienza nuova, constatando che la ricerca non può risalire all'origine dell'umanità assolutamente selvaggia, affermava che l'esperienza storica non aveva mostrato, in alcun luogo o in  alcun tempo, popoli sprovvisti di taluni principi fondamentali di vita civile: la credenza in una provvidenza divina, la famiglia, il culto dei morti ..... Aggiungeva che dovunque i rappresentanti delle diverse culture abbiano presentato un minimo di capacità e di attività civili  hanno provveduto alla costruzione di un riparo per l'abitazione, alla produzione del fuoco per la cottura degli alimenti, alla fabbricazione di armi e di utensili,  possedevano almeno un animale domestico e, passando alle manifestazioni sociali spirituali, hanno curato un ordinamento delle famiglie, del gruppo sociale secondo determinate consuetudini.
Anche uno studioso, che  recentemente ha curato un'opera di grande successo "lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale", cioè Samuel Huntington, ricorda nel suo libro che civiltà e cultura fanno entrambe riferimento allo stile di vita generale di un popolo, e che una civiltà altro non è che una cultura su larga scala. Così per dimostrare la perennità nel tempo di questo insegnamento si rifà ad un passo significativo: quello in cui Erodoto enuncia, nelle sue Storie, il discorso con cui gli Ateniesi rassicuravano gli Spartani circa la loro fedeltà all'alleanza contro i Persiani, facendo leva sui culti comuni, sulla comunanza di sangue e di lingua, sui riti i costumi e gli usi comuni.
Tutto questo porta a riconoscere che le leggi sulla famiglia toccano il cuore di una civiltà, le sue basi identitarie, il suo volto che la distingue da altri progetti di vita, da altre culture, da altre civiltà.

Ecco allora un punto fondamentale: un progetto di vita che contraddistingue una civiltà da un'altra non è discriminatorio nella sua funzione o nei suoi effetti, ma causa efficiente e finale di quella civiltà, e quelli che vorrebbero sostituire i modelli sociali esistenti in una società con altri non possono mimetizzare la loro pretesa di cambiamento dietro una accusa di discriminazione, ma aver il coraggio di essere espliciti e leali, avanzando una chiara proposta di cambiamento culturale e morale, presentandola per quello che è, e non sotto le mentite spoglie vittimistiche che vorrebbero rendere inavvertita la sovversione del preesistente modello cultutale e antropologico. Agire in questo modo significherebbe accettare un leale confronto con coloro che vivono secondo il modello di civiltà che si pretende superato.  Vestire invece i panni delle presunte vittime discriminate dalla preesistente cultura, incarnata in vita vissuta  e modelli sociali, è mistificazione inaccettabile.
Passando a noi ed alle nuove proposte che vogliono incidere sulla cultura della differenza sessuale che è alla base della famiglia, va detto che la legge Scalfarotto -contro quella che hanno chiamato omofobia- non è giusta pretesa di tutela dalla violenza, o dalla discriminazione per ragioni di sesso, perché l'ordinamento vigente già garantisce ogni tutela del libero esercizio di quello e dalla violenza comunque motivata, ma è in realtà arma puntata contro i sostenitori della cultura o civiltà eterosessuale. Basta guardare l'art. 2 della proposta di legge che vuole punire chi diffonde (quindi anche semplicemente conversando, contrariamente alla garanzia costituzionale della libertà di opinione) idee di superiorità fondate sulla identità sessuale.
Allora non può non venire in mente la favola di Fedro del lupo e dell'agnello.La ricordate ?
Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, si ritrovarono a bere nello stesso ruscello. Il lupo era più a monte, mentre l'agnello beveva a una certa distanza, verso valle. La fame però spinse il lupo ad attaccar briga e allora disse: "Perché osi intorbidarmi l'acqua?" 
L'agnello tremando rispose: "Come posso fare questo se l'acqua scorre da te a me?"
"E' vero, ma tu sei mesi fa mi hai insultato con brutte parole".
"Impossibile, sei mesi fa non ero ancora nato".
"Allora" riprese il lupo "fu certamente tuo padre a rivolgermi tutte quelle villanie". Quindi saltò addosso all'agnello e se lo mangiò.
Questo racconto è rivolto a tutti coloro che opprimono i giusti nascondendosi dietro falsi pretesti.
           

giovedì 4 giugno 2015

                                            probabilità

L'anomalia di un fenomeno non corrispondente alle leggi dell'esperienza ha quasi sempre una sua spiegazione.
Proviamo a spiegare questa stranezza.  E' legge di esperienza che la spartizione dei posti di governo, come di qualunque altra torta politica, avviene in base al c.d. manuale Cencelli,  che pesa la fetta attribuita a ciascun partito in ragione della sua consistenza elettorale.
L'attuale governo presenta una eccezione a questa legge, che viene rimarcata in maniera ancora più  notevole dai recenti risultati elettorali regionali: il Nuovo Centro Destra. Questo ha ben otto rappresentanti nella compagine dell'esecutivo -tra ministri, vice, e sottosegretari-, pur superando a stento la soglia di sbarramnto prevista dalla nuova legge elettorale, secondo i risultati consenguiti domenica scorsa.
Quale la spiegazione? Un errore di calcolo o un socio occulto tra gli altri partiti, che comunque lucra vantaggi? E quali vantaggi? Forse quello di poter essere bifronte: un po' nell'area del governo con cui aveva stretto patti che hanno assicurato visibilità, ed un pò all'opposizione con il gratificante consenso dell'apparente interdizione.
O mi sbaglio?

mercoledì 3 giugno 2015

Dal treno

Oggi mi piace consigliare la lettura da questo link di parole di O. Wilde che fuori di qualunque moralismo segnano la perenne vicenda umana. Buona lettura 
http://m.aleteia.org/it/stile-di-vita/articolo/la-conversione-di-oscar-wilde-5802072632983552

domenica 31 maggio 2015


...per mantenere la promessa

Chiudendo giorni fa l'ultimo post, rinviavo ad una successiva considerazione della nuova legge elettorale in base alla dottrina sociale della Chiesa. Alla luce della cronaca politica di ieri, cioè della divulgazione del lavoro di setaccio degli  impresentabili svolto tra i candidati alla tornata elettorale odierna, farei osservazioni diverse.  Tuttavia mi atterò all'impegno preso.
Non prenderò in considerazione se non la norma più emblematica della riforma, cioè quella che prevede capolista bloccati, della cui elezione cioè si fa garante il partito di appartenenza senza che su quelli cada la scelta del corpo elettorale. In questo modo, su 315 componenti della Camera ben 100 saranno nominati dai partiti e non scelti con voto di preferenza. 
Non valuterò ora questa norma sotto il profilo costituzionale, per riflettere su possibili suoi contrasti -tra l'altro- con la previsione del voto libero (art.48 Cost.) o con l'art 67 Cost. che prevede l'assenza di vincolo di mandato del parlamentare eletto per garantirne la libertà morale, che è mortificata invece nel caso dei nominati dalla soggezione dell'onorevole alla disciplina di partito, trasformando un rappresentante del popolo in uno strumento pressato dalle segreterie partitiche.
Vediamo piuttosto cosa dice la dottrina sociale della Chiesa sul valore e la scelta di chi è chiamato a ricoprire la funzione legislativa. 
Il testo che mi sembra di utile riferimento è il radiomessaggio di Papa Pio XII del 24 dicembre 1944. 
Ecco alcuni passaggi che interessano

....il centro di gravità di una democrazia normalmente costituita risiede in questa rappresentanza popolare, .........., la questione della elevatezza morale, della idoneità pratica, della capacità intellettuale dei deputati al parlamento, è per ogni popolo in regime democratico una questione di vita o di morte, di prosperità o di decadenza, di risanamento o di perpetuo malessere.
Per compiere un'azione feconda, per conciliare la stima e la fiducia, qualsiasi corpo legislativo deve - come attestano indubitabili esperienze - raccogliere nel suo seno una eletta di uomini, spiritualmente eminenti e di fermo carattere, che si considerino come i rappresentanti dell'intero popolo........  Una eletta di uomini di solida convinzione cristiana, di giudizio giusto e sicuro, di senso pratico ed equo, coerente con se stesso in tutte le circostanze; uomini di dottrina chiara e sana, di propositi saldi e rettilinei, uomini soprattutto capaci, in virtù dell'autorità che emana dalla loro pura coscienza e largamente s'irradia intorno ad essi, di essere guide e capi .....I popoli, il cui temperamento spirituale e morale è bastantemente sano e fecondo, trovano in se stessi e possono dare al mondo gli araldi e gli strumenti della democrazia, che vivono in quelle disposizioni e le sanno mettere realmente in atto.
 Quest'ultimo passaggio ritengo metta in evidenza come non possa dubitarsi che i custodi della scelta di questa schiera di uomini, di così distinta virtù e competenza, rappresentativa degli interessi di tutti, debbano essere necessariamente e solo i soggetti rappresentati, cioè gli elettori, senza mediazioni di alcun genere, perché solo loro possono saggiare e sono testimoni della consolidata autorevolezza di vita che debbono avere i candidati (del resto la stessa Corte Costituzionale ha posto proprio questa mancanza di rapporto di conoscenza tra elettore e candidato tra le ragioni per bocciare il precedente sistema elettorale -anch'esso a liste bloccate- e detto non a caso Porcellum). Troppo delicata è questa scelta di indicazione preferenziale, di designazione su voto, per essere surrogata da altri soggetti che se ne vogliano fare interpreti. Infatti il danno di scelte sbagliate ricade direttamente sulla comunità dei votanti. Quanto tragiche siano queste conseguenze, lo esprime ancora il Pontefice.
Dove invece mancano tali uomini, altri vengono ad occupare il loro posto, per far dell'attività politica l'arena della loro ambizione, una corsa ai guadagni per se stessi, per la loro casta o per la loro classe, mentre la caccia agl'interessi particolari fa perdere di vista e mette in pericolo il vero bene comune.
Si può allora concludere che, nella previsione legislativa di liste più o meno bloccate, la Corte Costituzionale e la dottrina sociale della Chiesa concordemente riscontrano l'assenza di quelle condizioni necessarie di conoscenza ed apprezzamento del candidato che motivano l'elettore ad una votazione libera, garantendo una delega quanto più consapevole possibile di rappresentanza. Mancando queste condizioni di consapevolezza la votazione è mera farsa, che purtroppo dà ingresso ad una classe politica e dirigente le cui caratteristiche distruttive del benessere sociale sono state indicate dal Sommo Pontefice nel precedente passaggio del radiomessaggio

Ogni norma dunque che più o meno profondamente incide su questo rapporto va guardata con massimo sfavore e, nel sistema complessivo di una previsione di riforma di entrambe le nostre Camere, va del tutto respinta.

sabato 16 maggio 2015

Si può perdere il pelo ma non il vizio



 Su di un quotidiano di area non certamente cattolico, in data 15 scorso, leggo le seguenti parole di .Adolfo Scotto di Luzio sulla buona scuola bocciata dagli insegnanti. Ebbene, l'articolista, riferendosi ai previsti nuovi poteri dei presidi, parla testualmente di un nuovo modello gestionale a bassa intensità ideologica perché lo Stato non ha più interesse specifico a fissare i contenuti dell'educazione.
Mi sono detto: finalmente si riconosce lo scopo non dichiarato dell'avversione perenne di certa sinistra alla scuola libera non statale: mantenere un monopolio dell'istruzione !! Alla faccia del primato educativo che pur contraddittoriamente  l'art.30 della Costituzione riconosce alla famiglia.
Dopo la magra soddisfazione di questa asserzione confessoria, mi sono detto: come si può credere al venir meno dell'interesse statale monopolistico se nulla o poco viene fatto per garantire l'effettività dell'educazione familiare magari dando sostegno a scuole promosse dagli stessi genitori ? se all'insaputa  o nella insufficiente informazione delle famiglie si vuole introdurre nell'istruzione scolastica l'educazione sessuale? se si martellano finanche bambini d'asilo con la teoria del gender? Purtroppo bisogna constatare che è sempre attuale invece l'esplicita dichiarazione fatta in sede costituente dall'on.Preti, che mi pare interessante rileggere dal verbale della seduta del 17.4.1947. Eccola, a voi accettarla o scartarla per la pochezza e prevenzione del ragionamento. 


Non si venga dunque a dire che, quando i democristiani chiedono allo Stato di porre la scuola privata, che è scuola di parte (ndr. ????), sul piano della scuola pubblica, che è invece scuola di tutti, combattono per la libertà. Essi sanno perfettamente che il giorno in cui lo Stato concedesse alla scuola privata tutti i benefici della scuola pubblica, le scuole private, se sono confessionali, ne saranno enormemente avvantaggiate (ndr. ma rispetto a che? alla qualità del servizio che offrono a benefici dei giovani?), in quanto possono in sovrappiù beneficiare dei lasciti religiosi, dei convitti, delle economie in fatto di retribuzione agli insegnanti, e di tutti i vantaggi che in genere conseguono dalla potenza sia economica che morale di un istituto religioso.                                        In questo campo è bene essere sinceri e dare alle cose il loro nome. Ed allora finiamola, signori della Democrazia cristiana, con questo insincero slogan della libertà della scuola. Qui si tratta di ben altro. .......                                                                                                                                       Oggi in realtà la bandiera della libertà copre la scuola confessionale, la quale si propone di impedire allo Stato di riconquistare la sua legittima posizione di preminenza nel campo educativo. Dico di riconquistare, perché dal 1859 fino alla carta della scuola di Giuseppe Bottai, questa preminenza lo Stato l'ha sempre serbata, così da poter svolgere la sua missione educatrice.
           Eccoci alla solita pretesa di rifare gli italiani dopo aver fatto l'Italia.
 Una citazione per tutte: il progetto di costituzione repubblicana di  Mario Pagano, liberale e celebrato giacobino della repubblica napoletana del 1799. Articolo 293 L'istruzione ...che debbono i padri di famiglia dare a' loro figlioli fino all'età di sette anni, è prescritta dalla legge.Aart. 298 In giorno festivo i giovanetti maggiori di sette anni intervengono ne' luoghi dalla legge stabiliti a sentire la spiega del catechismo repubblicano.
Citazione da Proclami e sanzioni della repubblica napoletana a cura di Carlo Colletta ediito a Napoli stamperia dell'iride 1863

venerdì 15 maggio 2015

Cari amici,inauguriamo un blog in cui dialogare su questioni di interesse politico,culturale che si muovono nell'opinione pubblica.
La chiave di volta  del necessario cambiamento di vita  sociale ed istituzionale è proprio l'opinione pubblica, con il controllo che essa può eserciatare quando è realmente e criticamente informata, fuori dei luoghi comuni e delle persuasioni occulte. Ci auguriamo perciò uno scambio vivace, sereno ed aperto a tutti, partendo naturalmente per quanto ci riguarda da quei punti di vista che costituiscono il patrimonio di idee del partito cui ci ispiriamo come aderenti ed amici: Società e famiglia.
Il primo post del blog  intendiamo dedicarlo al nostro impegno nella  Scuola di Formazione politica, aperta non solo agli aderenti, che  propone per domenica 21 giugno alle ore 10,30 in Roma, un importante appuntamento. Rifletteremo sulla geopolitica: Mediterraneo e vicino oriente, per avere dati il più possibile oggettivi e non scegliere posizioni politiche in base ad emotività giornalistiche. Autorevole ospite dell'incontro,  l'ambasciatore Antonio Napolitano che ha prestato lungamente servizio in quell'area.
Ci riuniremo in una sede prestigiosa, l'Istituto Sturzo, a via delle Coppelle 35. Prestigiosa per la personalità cui si richiama, ed  anche per i momenti culturali che lì si sviluppano.
Vi aspettiamo, con i vostri amici